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Francia


Informazioni
Nome completo: Repubblica Francese
Nome ufficiale: République Française
Lingua ufficiale: francese
Capitale: Parigi (2.125.246 ab./1999)
Politica
Governo: Repubblica presidenziale
Capo di stato: Jacques Chirac
Capo di governo: Dominique de Villepin
Indipendenza:
Ingresso all'ONU: 24 ottobre 1945 1
Area
Totale: 547.030 km²
Pos. nel mondo: 47°
% delle acque: 0,26 %
Popolazione
Totale: 60.180.529 ab. (2003)
Pos. nel mondo: 20°
Densità: 110 ab./km²
Geografia
Continente: Europa
Fuso orario: UTC +1
Economia
Valuta: Euro
Energia:
Varie
TLD: .fr
Prefisso tel.: +33
Sigla autom.: F
Inno nazionale: La Marsigliese
Festa nazionale: 14 luglio


 
 


Francia - Storia - Medio Evo - Carlomagno


Carlomagno re dei Franchi
Alla morte di Pipino il regno fu diviso Carlomagno e suo fratello Carlomanno. Quando nel 771 Carlomanno morì, Carlomagno inizia ad esercitare in pieno i suoi poteri, e diventa l'unico sovrano del regno unito dei Franchi. Dal padre oltre al regno e al rapporto di fiducia con il Papa ereditò anche la questione italiana che Carlomagno seppe risolvere meglio di quanto non avesse fatto Pipino, che non schiacciò mai Astolfo, ma si limitò a controllare che le cose in Italia non degenerassero, contenendo le azioni del re longobardo e rimanendo in ogni modo subordinato al Papa. Come i suoi predecessori Carlomagno s'impegnò militarmente per contrastare chi si opponeva al suo potere che cresceva di giorno in giorno. Le campagne militari intraprese da Carlomagno furono molte, circa sessanta, tutte tese ad aumentare il dominio in Europa per l'Impero e per la Chiesa. Gli Arabi in Spagna, i Sassoni nella Germania orientale, gli Avari nell'attuale Ungheria, i Longobardi in Italia. Questi furono i fronti sui quali Carlomagno s'impegnò militarmente. Solo in Spagna, dove Carlo incontrò il Califfo di Cordoba, il successo non fu nettissimo, per non dire fallimentare. Il regno franco si accontentò di costituire la Marca Spagnola che si estendeva fino alla Catalogna e all'Ebro.L'organizzazione degli Arabi ridusse le ambizioni di Carlo arrestando definitivamente l'espansione ad ovest dell'Impero. Le cose andarono diversamente sugli altri fronti: i Sassoni furono piegati in una guerra che impegnò le truppe franche per venti anni. Diciotto furono le spedizioni necessarie per piegare Vitichindo e il suo popolo. Una volta sconfitti i Sassoni furono "evangelizzati" con metodi a dir poco disumani. La vicenda rappresenta forse la pagina più buia della storia dell'Impero. Decapitazioni e deportazioni erano all'ordine del giorno, a Werden si contano quattromilacinquecento esecuzioni in un solo giorno, in uno stato di terrore dove anche il trasgredire il più piccolo precetto significava irrimediabilmente la pena di morte. Le poche teste che rimasero sui corpi alla fine, accettarono il battesimo e l'opera di civilizzazione/cristianizzazione si realizzò (così) senza troppi ostacoli.Alla fine del 804 i Sassoni furono completamente assoggettati. Agli Avari Carlo confiscò tesori di grandissimo valore, dopo aver distrutto i loro territori e averli respinti di là del Tibisco tra il 793 e il 794. Le frontiere ad est erano ormai sicure e le invasioni da ovest non erano più in pericolo. Sul fronte italiano la causa che portò alla guerra fu l'elezione sul soglio pontificio d'Adriano I nel 772, il quale favorì l'intesa con i Franchi. Questo bastò ai Longobardi del principe Adelchi, figlio di Desiderio, per dichiarare guerra allo Stato Pontificio. Carlo sceso in Italia liquidò la questione in pochi mesi. Mentre Carlomagno festeggiava la Pasqua del 774 a Roma con Adriano, il suo esercito assediò Pavia. Si narra che il re Desiderio rimase abbagliato dalla luce riflessa dalle armate carolingie che avanzavano su Pavia, capitale del regno di Longobardi. Dopo la cattura del padre, Adelchi trovò rifugio a Costantinopoli. In questi anni Carlo ridimensiona le mire espansionistiche del Papa che cercava di annettere il ducato di Spoleto, riconoscendo come suddito il Duca in questione. I confini del regno erano ora il fiume Ebro ad ovest, il mar Baltico a Nord, il Danubio ad est ed infine l'Adriatico a Sud. Dopo queste conquiste l'autorità di Carlo crebbe in tutta Europa e, fatta eccezione per qualche re e principe spagnolo e inglese, Carlo ormai era il sovrano incontrastato dell'Europa da lui conquistata ed evangelizzata. Intanto a Bisanzio la situazione era come non mai instabile. Costantino VI fu detronizzato dalla madre, la basilissa Irene, la quale prese il potere nelle sue mani. Purtroppo, essendo una donna, la sua carica non fu mai riconosciuta e l'impero fu sempre considerato vacante. Irene cominciò una politica di riavvicinamento combinando un matrimonio dinastico tra Rotreude figlia di Carlo e il nuovo imperatore, e rinunciò all'iconoclastia. Ormai c'erano tutti i presupposti per l'incoronazione di Carlomagno come Imperatore del Sacro Romano Impero. 

L'incoronazione di Carlomagno
La notte di Natale, durante la messa celebrata a San Pietro a Roma, Carlo fu investo della carica imperiale dal succesore di Adriano I, Papa Leone III. Del resto Leone III siedieva ancora sul soglio pontificio grazie ad un intervento di Carlo, che nella primavera del 799, lo liberò dalle prigioni in cui era stato rinchiuso da un gruppo di nobili romani. L'incoronazione fu vista dai contemporanei in maniere diverse. A Bisanzio Carlo appari come un usurpatore. Carlo però prese sul serio la carica che l'incoronazione gli conferiva e s'impegnò per riunire l'impero. Una delegazione d'ambasciatori, giunse a Bisanzio per proporre il matrimonio di Carlo con la non più giovane Irene. Un colpo di stato depose Irene, la quale finì i suoi giorni in un convento, e pose fine al viaggio della delegazione. Non furono più felici dei Bizantini i ribelli Longobardi e gli aristocratici romani. Alcuni storici hanno visto nella vicenda dell'incoronazione quasi un colpo di stato da parte di Carlomagno. Sicuramente gli eventi della notte di Natale furono organizzati nei minimi dettagli al contrario di quanto voglia far credere Eginardo, biografo di Carlomagno, dal Papa e dai nobili franchi. Forse Carlomagno rimase sorpreso, ma ormai i tempi erano maturi ed egli sapeva che l'incoronazione era solo questione di tempo. Da quel momento Carlo diventa definitivamente il protettore della chiesa. In un mosaico del IX secolo, tuttora conservato a Roma nella basilica di San Giovanni in Laterano, Carlo (Carulo Regi) riceve la sua investitura direttamente da San Pietro (SCS Petrus), che gli porge una bandiera, per difendere con il potere temporale la chiesa, mentre il Papa (DN Leo PP) riceve il Pallio, un panno di lana bianca, che rappresenta il potere spirituale. 

Struttura politica e sociale dell'impero
Prima con il regno poi con l'impero Carlo creò una struttura amministrativa per governare un territorio vastissimo. Come suo nonno, Carlo continuò nella concessione dei benefici, organizzò i suoi territori in contee, marche e ducati.Il conte è un rappresentante scelto dal sovrano, che può essere rimosso dal suo incarico per volontà dell'imperatore.La singola contea contiene molte signorie feudali, che fanno riferimento al conte per questioni di carattere amministrativo e giudiziario. Durante l'Impero di Carlo si contano quasi duecento contee. Le marche invece sono territori più grandi delle contee e solitamente si trovano al confine. La vastità del territorio si giustifica con il fatto che il marchese, anch'egli revocabile dal sovrano, ha bisogno di molte risorse per organizzare la difesa militare del territorio. Infine i ducati sono territori in cui sono presenti etnie diverse, e molto spesso il duca è il capo di un popolo sottomesso, che presta giuramento a Carlo. Il duca viene può essere rimosso solo se viene meno al giuramento prestato al sovrano. La mancanza d'introiti per lo stato non permetterà a questa struttura amministrativa di esercitare in pieno i suoi poteri. I conti e marchesi sono, di fatto, prigionieri delle volontà dei signori feudali. Per imprimere una politica unitaria, Carlomagno istituisce un corpo di funzionari noti come i Missi Dominici, i quali attraversano l'Impero in lungo e largo, chiamati a risolvere le questioni d'interesse generale, secondo le direttive che sono emanate dal nuovo centro di direzione politica che Carlo fissa ad Aquisgrana. Da Aquisgrana Carlo gestirà il suo impero, vivendo a corte in maniera stabile dal 796 fino alla sua morte. Le direttive erano meglio note come capitolari, che solitamente erano emanati solitamente durante i Campi di Maggio, delle grandi assemblee cui partecipavano duchi, conti e marchesi. Nonostante tutti questi sforzi, Carlo non riuscì mai a dare al regno un'organizzazione legale simile a quella della Roma antica, fatta di leggi uniche emanate da un potere centrale. Anche in campo culturale non mancarono tentativi di consolidare l'Impero. 

Le istituzioni create da Carlomagno
Per volere di Carlo fu istituita la Schola Palatina, in altre parole la Scuola di Palazzo, dove sotto la guida e il coordinamento d'Alcuino, i più grandi intellettuali dell'epoca tenevano corsi per i figli dei nobili, vicini alla corte di Carlo, i quali un giorno sarebbero stati investiti della carica di duca, conte o marchese. Tra gli intellettuali più noti si ricorda Paolo Diacono, Pietro da Pisa, Paolino d'Aquileia ed Eginardo, biografo personale di Carlo di cui ci ha lasciato una biografia ricca di notizie, intitolata Vita Karoli, contribuendo a consegnare alla leggenda la figura di Carlomagno. EGINARDO ci parla di Carlo come di un eroe: era appassionato di nuoto, amava i bagni di vapore. Possedeva una sensibilità per la cultura e lo studio che lo indusse ad imparare il latino fino a parlarlo correntemente, e a studiare il greco. ALCUINO stesso insegnò a Carlo la retorica, la dialettica e l'astronomia. Sembra che fosse molto fedele alle tradizioni ed in particolare all'abbigliamento: solo a Roma, e per richiesta del Papa, accettò di non vestire il costume nazionale dei Franchi per indossare la tunica. La sua figura era così potente nell'immaginario collettivo che Federico Barbarossa, nel 1165, fece di tutto affinché Carlo fosse ammesso nel novero dei santi. Sebbene la leggenda s'impadronì della figura di Carlomagno, rendendola immortale, il suo Impero non ebbe vita lunga. Del resto di Carlomagno si potrebbe dire che fu l'uomo giusto al momento giusto. Le sue doti di capo, unite alla voglia di restaurazione imperiale dei nobili europei, fecero di Carlo un imperatore. Il suo merito fu quello di aver fondato un'idea d'impero che sopravvisse al suo impero stesso ispirando i sovrani che vennero dopo di lui.


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